Erminio

Erminio ossia “il compagno di viaggio perfetto”

“Io come compagno di viaggio mi amo e se potessi mi sceglierei per ogni viaggio”. Questa è una delle tante che gli sono uscite con convinzione e sincerità mentre passeggiavamo nel cortile dell’orfanatrofio.

Il bello è che ha ragione, e lo sa, perché viaggiare con Erminio è davvero spassoso.
Ma non solo. Con Erminio si fanno anche lunghe chiacchierate intercalate da battute e risate che a Daddy’s Home sono terapeutiche.

Ugo ed Erminio viaggiano in coppia in orfanatrofio e mi vengono a ritirare a fine giornata strappandomi dalla Babies Home quando riesco a passarci anche il pomeriggio. Eppure non mancano i momenti di disagio e sconforto che allagano spesso gli occhioni di questo ragazzotto pugliese.

Eravamo insieme a trovare Frida nell’ orfanatrofio di Madre Teresa e insieme abbiamo pianto quando ce ne siamo venuti via. Eravamo assieme anche l’altra sera, l’ultima a Vijayawada, quando abbiamo visitato l’ospedale dei ricchi. Se avessimo rispettato la tabella di marcia senza prendere il granchio che ci ha fatto arrivare in aeroporto esattamente 24 ore dopo il volo, non ci saremmo stati a fare quella visita. Invece inconsapevoli che a quell’ora avremmo dovuto essere già a Hyderabad, siamo entrati gaudenti al Rainbow Hospital dove una camera costa 150 euro al giorno. E’ l’ospedale delle donne e dei bambini, proprio come il reparto dove sono stata a Natale per prendere Amanda.( www.pattindia.wordpress.com “Amanda”) Solo che questo è privato e si presenta molto meglio di quello governativo. Anche se… siamo alle solite: l’igiene, la pulizia e l’ordine non scorrono proprio nel sangue degli indiani, nemmeno quando pagano 150 euro per notte.

Prashanti è stata stagista assistente di poltrona di Ugo ed Erminio l’anno scorso e ha ottenuto un posto proprio in questo ospedale nel reparto di terapia intensiva pediatrica. Ci viene ad accogliere pur non sapendo che saremmo arrivati, ha solo visto tre strani visitatori che spiavano dalla finestrella della porta. Grazie a lei entriamo in terapia intensiva, e già questo la dice lunga sull’argomento sicurezza igienica. Per fortuna ci fa togliere le slippers per farcene infilare delle altre non proprio pulite, ma rientra tra le procedure da non discutere. Ci infiliamo i camici azzurri e non serve che ci mettiamo la cuffia e la mascherina. Come sempre quando ci troviamo tutti e tre a vivere situazioni impreviste sembriamo il trio in cui io sono la badessa e loro i due galletti alle mie spalle. Ugo parla di mania di protagonismo io lo definisco bisogno di colmare i vuoti del silenzio. Non sopporto l’imbarazzo che si crea quando qualcuno si aspetta un po’ di riconoscimento per ciò che ti sta offrendo e di risposta riceve mutismo. Nigel ha voluto accompagnarci al Rainbow per farci vedere che il suo paese offre anche strutture efficienti e moderne, forse come le nostre, non solo ambulatori diroccati e ospedali che sembrano bombardati. C’è dell’orgoglio in quel che fa per noi e tra i vari reparti dell’ospedale si aspetta qualche esclamazione di apprezzamento. Quando ad esempio ci mostra la camera super deluxe a 300 euro per notte i miei due galletti potrebbero emettere qualche wow! anziché rimanere taciturni alle mie spalle. Per non parlare del responsabile medico che ci viene presentato e ci fa da anfitrione esibendo tutto il meglio che può. I miei soliti due galletti fanno gli snob e lasciano a me il compito delle pubbliche relazioni. Ecco perché anche in terapia intensiva cerco di fingermi interessata e seguo Prashanti. Ci presenta la capa delle infermiere con l’orgoglio che spesso riconosco nelle persone che qui vogliono coinvolgerci nelle loro relazioni famigliari e professionali. La visita della delegazione europea, la badessa e i due galletti, rappresenta motivo di soddisfazione.

Come dice Erminio per sdrammatizzare, se ogni giorno non ci diamo una martellata sulle dita- in realtà lui cita un’altra parte del corpo, non propriamente femminile- noi tre non siamo contenti. Passi una bella giornata in cui tutto va bene e le sorti dei piccoli non ti tormentano la mente, e all’improvviso ti arriva il pugno allo stomaco.

I letti sono occupati da piccoli pazienti intubati e attaccati a macchine che emettono suoni regolari con monitor che riportano curve, grafici e numeri che cambiano di continuo. Tutti quei tubicini che escono dai computer portano a braccia, dita, nasi e bocche di bambini di qualche anno. Non puoi rimanere indifferente. Erminio e Ugo sono sempre più dietro di me, li sento con i loro silenzi e il loro respiro. La capa delle infermiere mi descrive i casi, uno per uno, come se stessimo ammirando dei quadri in una pinacoteca. Per lei è lavoro e c’è orgoglio professionale nell’esporre clinicamente le ferite riportate dalla bimba di tre anni scivolata dalla bicicletta condotta dal padre e finita sotto le ruote di un’auto. E’ una piccola boccuccia screpolata quella che vedo dalla quale spuntano i piccoli dentini e la testa è tutta fasciata. E’ sola, non ha nessuno accanto, solo le macchine che suonano con regolarità. Non è sola invece l’altra bambina di fronte, sempre con la testa fasciata e gli occhi tumefatti. Investita da un’auto anche lei. C’è la mamma seduta di fianco, sola e immensamente triste. Ci avviciniamo al letto per ascoltare le spiegazioni del caso clinico e lei si alza guardandoci come se fossimo i portatori del miracolo. Non c’è differenza di dolore tra una mamma indiana e una mamma europea. Non in questo momento. Non posso andarmene senza tornare al suo fianco ed abbracciarla forte. Sono volontaria in ospedale e ho imparato quanto importante sia la silenziosa solidarietà di un abbraccio sincero per un famigliare disperato. Ci stringiamo forte e lei crolla in un pianto disperato e dignitoso. Vorrei poterle parlare e darle forza. Rimaniamo così per un lungo momento e il nodo alla gola si fa talmente doloroso da impedirmi di respirare.

Ugo ed Erminio hanno gli occhi inondati di lacrime e mi supplicano di uscire.

Quando descrivo il caotico traffico delle strade indiane rischio di darne una immagine solo comica. In realtà i morti e i feriti gravi per incidenti stradali in India rappresenta una voce importante di mortalità infantile. Non si usa il casco, si sorpassa da entrambi i lati, si fanno inversioni di marcia in piena autostrada, si procede per senso inverso, si parcheggia ovunque e ci si ferma senza preavviso, non esiste la precedenza, i pedoni sono un impiccio, le biciclette e le moto trasportano di tutto, i tuc tuc sono spesso guidati da ubriachi, i camion circolano a velocità pazzesca con carichi sovradimensionati. Cos’altro potrei aggiungere per spiegare il pericolo che ogni giorno milioni di persone vivono uscendo di casa? I bambini come sempre sono le vittime più numerose e più innocenti.

Caro Erminio ero partita parlando di te e mi ritrovo a parlare di uno dei tanti problemi di cui ci troviamo spesso a discutere assieme, dopo una giornata di lavoro, al tavolo della cucina di Daddy’s Home, dopo cena, esausti. Eppure mi mancano, tutte le volte che torno a casa, queste fine serata che a volte nemmeno ci concediamo per quanto ci sentiamo stanchi. Ti aspettavi prima o poi un articolo nel mio blog, lo so e te lo meriti. Non che il mio blog sia importante, ma tu Erminio non potevi mancare.

Saperti amico di Ugo mi dà tranquillità perché con te lo vedo ridere di gusto. Lui che è sempre così contorto e controllato, esplode in sonore risate anche a casa quando gli vengono in mente le tue battute. Ci sono aneddoti che non posso raccontare ma che spesso ci tornano in mente.

Sei davvero l’amico di viaggio ideale e fai bene ad amarti così tanto da desiderarne uno simile a te per i tuoi viaggi.

Le sensazioni profonde e dolorose che viviamo tutte le volte che veniamo a Daddy’s Home ci legano anche se poi la lontananza delle nostre due regioni ci fa passare mesi senza nemmeno sentirci. Hai una famiglia meravigliosa che ogni volta ci accoglie con calore sincero e fa di te un uomo molto fortunato. La cosa che rende tutto ancora più bello è che ne sei consapevole e orgoglioso.

Mi sei d’aiuto quando il mio morale va sotto i tacchi e i miei piccoli lavori vanno in fumo senza poter arrivare a termine. Mi fai ridere di gusto quando mi prendi in giro e dai di me delle descrizioni comiche e purtroppo vere, hai fatto ridere tanto anche Carol, al punto che, pur essendo già ammalata, l’anno scorso veniva ogni sera a trovarci.

Cosa vuoi che aggiunga caro Erminio? Torna a casa sereno e sicuro che in un piccolo paesino del Veneto hai due amici che ti amano e che ti considerano il loro migliore amico di viaggio.

P.S. grazie per non averci ammazzati quando abbiamo sbagliato la data della partenza.

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9 pensieri su “Erminio

  1. Grazie Patty. Hai reso bene. Erminio è un VERO amico da anni per me. Non serve vedersi tutti i giorni per rimanere amici. Soprattutto da adulti quando la vita ti assorbe come una spugna e le storie di ciascuno ti spingono per la propria strada. Ma l’esperienza comune che riusciamo a vivere ogni anno, da cinque anni, in India, fianco a fianco, giorno e notte, mentre tra le altre cose capita che bambini ( e adulti come Carol Faison il 27 febbraio scorso) intorno a noi muoiano ( per la cronaca: questa notte laggiù è morto Satish per cardiopatia dilatatativa in soggetto HIV positivo di 12 anni), è riuscita a rendere questa amicizia un qualcosa di speciale. Per me irrinunciabile. Ed allora ridere con gusto grazie ad Erminio è diventato terapeutico. Liberatorio. Grazie a te Erminio e a Patrizia che hai reso pubblica questa esperienza e che dai un senso a questa mia vita altrimenti contorta.

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  2. valeria

    Ho conosciuto Erminio durante il mio ultimo soggiorno a Daddy’s Home. Assieme a Ugo e Patriza sono stati compagni speciali, presenti come se ci conoscessimo da anni. Eppure ci vedevamo per la prima volta. Li ricorderò tutti con grande affetto per aver condiviso con me emozioni molto forti che ti legano più di tante parole. Ma Erminio lo porterò nel cuore per aver saputo, con ironia ed intelligenza, aggiungere molti sorrisi a giornate faticose. Le sue uscite sono state memorabili e se ci ripenso ancora mi sale una risata. Salutami la tua bellissima Puglia, Erminio, e spero ci sarà occasione di rivederci ancora.

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  3. Finalmente rispondo, così Patrizia sarà felice di sapermi molto preso dal suo blog.
    Amici tutti che avete scritto qualcosa su di me, sono senza parole.
    Sapere quante persone mi vogliono bene e mi stimano è per me una gioia immensa.
    Grazie.
    Erminio

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  4. pierangela rana

    grazie Patrizia per aver inventato questa nuova strada, mi chiamo Pierangela e, da pediatra, come Valeria, sono innamorata di Care & Share, ci sono andata, per l’ennesima volta, nel novembre scorso, ho cenato con Carol e Noel per l’ultima volta, ho portato con me mio figlio, un meraviglioso ragazzo di 25 anni che non voleva tornare più in Italia, gli ho promesso che saremmo ritornati. Ora, a sentir voi Erminio è un compagno di viaggio speciale, conosco bene Erminio e sapevo da sempre che è speciale, come è speciale Valeria, un tornado, una forza della natura, sto pensato seriamente che la prossima volta mi organizzo nel vostro stesso periodo, sarà contenta anche Swarna! Baci a tutti dalla bellissima Puglia

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  5. Cara Pierangela grazie per queste tue parole. In effetti lo scopo del mio blog è proprio quello di creare una strada per chi vuole percorrerla per la prima o per la centesima volta. Spero che tutti insieme possiamo continuare la grande opera di Carol. Spero di incontrarti presto in qualche occasione. Ti abbraccio e… aiutami a diffondere il blog .

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  6. Pingback: Essere buoni senza aureola – La mia esperienza in India

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