Melody

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Primo viaggio in India, prima esperienza in un orfanatrofio, primi grandi errori.

Melody è stata tolta alla madre che la usava per chiedere l’elemosina. Una donna lunga e magra, la solita donna indiana alla quale potresti dare 50 anni quando ne ha appena 20. Melody è disidratata e denutrita, ma ha due occhi come perle lucenti. Può impietosire chiunque la veda, aggrappata come una scimmietta alla sua mamma, una giraffa rintronata di alcol e droga, che vaga per le strade chiedendo denaro. Quando giri per la città ne trovi molti di poveri che ti bussano al finestrino o ti fermano mentre cammini. Anche molti bambini. Il gesto è per tutti lo stesso: una mano a coppetta, per accogliere qualche moneta, che chiudono per avvicinarsela alla bocca picchiettandosi le labbra. E’ un gesto semplice ma quando lo vedi fare di continuo dai piccini che ti implorano con gli occhi, capisci che dietro c’è una vera e propria scuola. La scuola degli accattoni di strada, al soldo di qualche delinquente che li ricatta e li affama per renderli ancora più efficienti. E quel gesto vale più di ogni altra parola: dammi denaro che ho fame. A quel punto cosa fai? Porgi la moneta che immediatamente scompare sotto stracci arrotolati attorno al corpo, fai finta di niente e ti giri dall’altra parte, gli dai qualcosa da mangiare così ti senti meglio con la coscienza? Qualsiasi gesto è fuori luogo e non c’è nulla che possa farti sentire meglio. La miseria fa male, figuriamoci quando la scorgi dentro due occhi persi in un volto sporco circondato da capelli cespugliosi.

Melody viene usata da sua madre perché gli occhi di Melody ti entrano in pancia e non puoi far finta di non vederli. L’hanno affidata a Care&Share strappandola dalle magre braccia di quella donna in miseria che perdeva un bene prezioso. Melody piange senza sosta e ha uno sguardo così triste da non poterla guardare. Magrissima con delle ferite alle natiche. Le manine di Melody sono sottilissime ma sono già delle belle mani affusolate. I capelli neri corti sono fitti fitti e grossi. La vedo e inizio il corteggiamento per conquistarla e fare in modo che si fidi. Non ci vuole molto che mi si aggrappi come una scimmietta, proprio come con la sua mamma. E così rimane per ore e ore senza mai mollarmi. Lo fa con chiunque, implorante con gli occhi tristissimi. Melody mi imbarazza perché dopo un po’ vorrei vederla sorridere grata per quell’attenzione che le do. Invece rimane con gli occhi tristi da morire e non mi molla, nemmeno per mangiare. Per fortuna Melody ha una fame da lupi e quando è ora di pappa spalanca la bocca fino a coprirli quei suoi occhi neri e tristi. Per fortuna. Almeno durante il pasto gli occhi  mi mollano e riesco a sentirmi meno inadeguata.

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Ho trascorso infinite ore con Melody per strapparle un cenno della bocca, una smorfia, un movimento  del labbro diverso dal tremolio  del pianto imminente. Nulla da fare. Così sto seduta con lei in braccio, di fronte a me sulle ginocchia, accarezzandole il palmo delle mani. Ore e ore così per creare un’abitudine tra di noi. Ogni giorno sono ore trascorse ad aprirle la mano accarezzandole il palmo. Poi un giorno Melody mi viene incontro mentre salgo la scala della Babies Home e mi prende per mano. Mi fa sedere a terra, si siede sulle mie ginocchia e prendendomi una mano mi invita ad accarezzare la sua. Proprio come facciamo di solito. Inizia in questo modo la nostra intesa. Un’intesa che si rompe con pianti a singhiozzo ogni volta che presto attenzione a qualche altro bimbo. E ce ne sono di bimbi ai quali vorrei prestare attenzione. Anche più divertenti di Melody che ha una tristezza negli occhi che ti trafigge. Melody ti ricorda sempre che è stata strappata alla sua mamma.

Infatti quel giorno gliela strappano proprio davanti a me. E’ successo tutto velocemente anche se in India non succede nulla velocemente. Entro in una casa delle bambine per riordinare gli abiti, trovo una nurse della Babies Home che, quando mi vede, quasi si nasconde e cerca di distrarmi. Capisco che c’è qualcosa ma sono lenta, ho caldo, non so nulla di questo orfanatrofio, sono una nuova, non so come muovermi. Vedo all’improvviso quella donna lunga e magra che, con il viso da vecchia ma si vede che è giovane, mi viene incontro e mi chiede soldi. Non so che fare, non ne ho con me e non riesco a reagire. Corro da Ugo che è in un’altra stanza e gliene chiedo,  mentre questa donna lunga e magra con il volto vecchio continua a chiedere con la mano a coppa che avvicina alla bocca picchiettando le labbra. In un attimo le vedo  Melody in braccio.

Dove era Melody cinque secondi prima? Non capisco proprio più nulla, sono spaesata e quasi mi rassereno pensando che lei è la mamma di Melody ed è venuta a trovare la sua bambina, per vedere come sta, se mangia, se si sta integrando. E’ bello vedere Melody aggrappata come una scimmietta alla sua mamma.

Ugo mi allunga una banconota e la donna lunga e magra, con la scimmietta Melody aggrappata al suo fianco, la prende velocemente  e inizia a baciarmi le mani. Tutto è così imbarazzante e stonato.

Arrivano all’improvviso delle persone, tra cui uno che è vestito da poliziotto, la donna mi si aggrappa alle braccia e inizia a urlare. Melody piange fino alla disperazione.  Viene strappata dalle braccia della donna lunga e magra e viene portata via urlante. La donna se ne va correndo. La nurse è scomparsa.

Io me ne vado piangendo vergognandomi per i baci ricevuti alle mani da una donna, in cambio di una banconota. Mentre mi nascondo dietro l’angolo per piangere liberamente, metto a fuoco l’immagine della donna, che mentre implorava la carità mi offriva Melody, cercando di staccarsela di torno. Melody piangeva e non voleva staccarsi.

Alla fine capisco che la nurse è in complotto con la donna per farla entrare e scappare con Melody. Succede spesso quando i bambini vengono tolti dalla strada e dalle madri che li usano. La famiglia non molla facilmente una fonte sicura di reddito come un bambino può essere in India. Quella donna vuole riportare Melody nella strada.

Carol mi spiega in seguito che la banconota che abbiamo dato alla mamma di Melody vale tanto quanto uno stipendio di un mese per una persona in Italia. Non ce ne siamo nemmeno resi conto io e Ugo tanto era il disagio e l’imbarazzo. Quei soldi la mamma di Melody li ha usati per bere e ubriacarsi perché è nota per essere una disperata con un mare di figli.

Melody è una bambina splendida e sorridente che già parla in inglese. Ogni volta che torno me la vado a prendere alla Lousiana Home, la casa delle piccole bambine, e le infilo le dita dentro il cespuglio fitto fitto di capelli nerissimi. Si ricorda ancora delle carezzine alle mani. La sua mamma, la donna lunga e magra dal volto da vecchia, non è mai più tornata e nessuno ha mai chiesto di Melody.

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Melody è un miracolo e io credo nei miracoli di Daddy’s Home.

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